IL CASO NORMA COSSETTO

La Redazione de “La Nuova Alabarda”

presenta il dossier n. 38:

IL CASO NORMA COSSETTO

di Claudia CERNIGOI

Supplemento al n. 266 – 6/3/11 de “La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo”

SCARICA IL DOSSIER IN FORMATO PDF

INTRODUZIONE.

Una delle vicende che vengono sempre citate quando si vuole parlare di “foibe” e di “barbarie slavocomunista” è quella tragica della giovane Norma Cossetto di Santa Domenica di Visinada (frazione del comune di Visinada – Vižinada in croato, nell‟Istria interna), il cui corpo fu recuperato dalla foiba di Surani (che si trova nei pressi di Antignana – Tinjan in croato) nel dicembre 1943.

Sulle circostanze della morte e sulle violenze cui sarebbe stata sottoposta la giovane prima di essere uccisa, la pubblicistica di propaganda sulle foibe ha spesso indugiato citando a volte anche particolari raccapriccianti che però non hanno alcun riscontro storico (su questo punto torneremo più avanti).

Purtroppo la storia di Norma Cossetto è esemplare di un certo tipo di speculazione che viene spesso fatta, a scopo propagandistico, sulle tragedie umane. Quando, alcuni anni or sono, mi capitò di esternare pubblicamente i miei dubbi sulla ricostruzione della morte di Norma Cossetto, in quanto esistono versioni diverse e discordanti delle modalità del rinvenimento della sua salma, fui oggetto di attacchi pesantissimi da parte di varie persone che mi accusarono di non avere rispetto per i morti, di non avere studiato a fondo documenti conservati in archivi che, peraltro, secondo loro mi sarebbero comunque preclusi in quanto “non degna” di consultarli; mi fu addirittura rimproverato di non credere nel sovrannaturale, come se questo fosse un requisito essenziale per la ricerca storica; ed infine fui anche oggetto di minacce che però furono considerate dalla magistratura come “ingiurie” poifatte rientrare nel “diritto di critica”. 1

Non è stato quindi a cuor leggero che ho deciso di riprendere in mano tutta la documentazione (in realtà si tratta per lo più di memorialistica, come vedremo) riguardante la vita e la morte di Norma Cossetto, ma ho ritenuto di farlo dopo avere letto “Foibe rosse” di Frediano Sessi, libro che, a leggere il sottotitolo “Vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel „43”, sembrerebbe essere una ricostruzione storica di questa vicenda.

Invece non è proprio così: dopo alcuni capitoli dedicati alle interviste con testimoni dell‟epoca, da pag. 65 in poi (cioè dal capitolo “Lampi di verità sulla vita di Norma?”) Sessi spiega: “al punto in cui siamo è possibile dare forma ai pensieri di Norma e a quella parte della sua vita che solo lei avrebbe potuto raccontare; farne una storia verosimile in forma di diario, a partire dai lampi di verità emersi dalle testimonianze e dalla scarna documentazione (…) in questa ricostruzione realtà storica e immaginazione convergono (…) un metodo che si giustifica (..) con la scarsa documentazione disponibile a fronte della ricchezza di particolari, spesso coincidenti, emersi dai racconti dei testimoni. Un azzardo storico? In fondo, tutte le storie fanno i conti con la finzione perché arrivano a noi solo attraverso il linguaggio e la scrittura”.

Segue quindi uno scritto in forma di diario redatto da Sessi e così introdotto: “allora, se qualche testo scritto di Norma fosse pervenuto fino a noi, avrebbe potuto avere questa forma e questi contenuti”.

Da questo punto in poi, quindi, tutto il racconto di Sessi è pura fantasia ed immaginazione. Però Sessi è un autore molto bravo, e riesce ad accattivare il lettore al punto da indurlo a pensare di avere in mano il vero diario di Norma, un diario mai scritto ma che viene “immaginato” da Sessi. Ricordiamo che Frediano Sessi si è fatto un nome per le sue ricerche sulla persecuzione e lo sterminio degli Ebrei, ed è anche autore di un bel racconto per ragazzi dal titolo “L‟isola di Rab”,   nel quale spiega ai giovani lettori cosa accadeva nella Jugoslavia occupata dall‟esercito italiano e descrive il campo di detenzione fascista di Arbe-Rab. Però alla fine è caduto anche lui, come altri ricercatori, nella trappola bipartisan della necessità di fare luce anche sui “crimini” che sarebbero stati commessi dai partigiani (jugoslavi in questo caso): basti pensare alla corposa pubblicistica del giornalista Giampaolo Pansa su questo tema.

Su questi crimini, reali o presunti che siano, esiste molta poca documentazione (al contrario di quanto si può trovare in merito ai crimini commessi dai nazifascisti) e, nel caso specifico di Norma Cossetto, Sessi decide, in mancanza di prove su cui basarsi, di dedicarsi alla “finzione” della ricostruzione storica. Che il motivo per cui non si trovi documentazione in merito consista forse nel fatto che la maggior parte dei “crimini” che vengono sbandierati dalla propaganda non sono in realtà avvenuti è un dubbio che dovrebbe sorgere in un ricercatore scrupoloso. Se però il motivo della scrittura sta nel dovere a tutti i costi dimostrare l‟esistenza di fatti che in realtà non sono avvenuti, semplicemente perché bisogna creare un contraltare al nazifascismo criminalizzando la Resistenza, va da sé che tutte le dicerie, le chiacchiere, le “mitologie” vengano assunte in forza di prove.

Perché la questione da considerare non è se nel settembre/ottobre 1943 i partigiani in Istria compirono degli eccidi: è assodato che vi furono esecuzioni sommarie, vendette personali, e che i corpi degli uccisi furono anche gettati nelle “foibe”. Il fatto è però che i morti non furono migliaia, come la propaganda ha sempre sostenuto, ma tra i trecento ed i quattrocento (furono 217 i corpi recuperati da una decina di foibe) 3; inoltre, relativamente alle sevizie cui sarebbero stati sottoposti i prigionieri prima di venire “infoibati”, dato che non ci risultano esistere testimoni oculari che abbiano dichiarato di avere assistito alle esecuzioni ed alle violenze, bisogna ribadire che è tecnicamente impossibile valutare su un corpo recuperato in avanzato stato di decomposizione se la vittima aveva subito violenze (tanto meno sessuali) mentre era ancora in vita, e che difficilmente un corpo che precipita per un centinaio di metri rimane intatto dopo la caduta; e teniamo presente che ai recuperi dell‟epoca in Istria non furono presenti medici legali né le salme recuperate furono successivamente sottoposte ad autopsia. Inoltre vorremmo aggiungere che le efferate violenze che vengono spesso attribuite ai partigiani (mutilazioni genitali, occhi cavati, seni tagliati) erano in realtà tipiche della tradizione ustaša, come documentato storicamente.

In questo scritto non intendiamo tanto parlare della persona Norma Cossetto (che è stata una tra i milioni di donne vittime della guerra), quanto mettere a confronto le varie testimonianze ed i vari scritti apparsi negli anni sulla sua vicenda: confronto necessario perché, come vedremo, le contraddizioni rappresentano la regola e non l‟eccezione.

L‟uso che faremo a volte dei soli nomi di battesimo (Norma; Licia; Giuseppe…) non deve intendersi come mancanza di rispetto nei confronti di coloro che vengono così appellati, ma semplicemente un modo di evitare le continue ripetizioni del cognome Cossetto che appesantirebbero il testo.

 

note

1 Ho narrato questa vicenda processuale in “Operazione foibe tra storia e mito”, KappaVu 2005.

2 Edito da Mondadori Storie d‟Italia, 2001

3 Secondo la testimonianza del maresciallo Harzarich dei Vigili del Fuoco di Pola, del quale parleremo più avanti.

 

 

 

scarica il pdf completo 

 

 

 

This entry was posted in foibe, revisionismo e falsificazioni, libri, opuscoli, riviste and tagged , , , . Bookmark the permalink.

Comments are closed.