IN DIFESA DI IVAN MOTIKA

In difesa di Ivan Motika
accusato di essere un infoibatore


di Claudia Cernigoi – 
Febbraio 2013

INTRODUZIONE

Nell’operazione in atto da diversi anni della riscrittura della storia a scopo politico, nella fattispecie nella parte che concerne la rivalutazione del fascismo operata passando attraverso la criminalizzazione della lotta partigiana, un ruolo di rilievo è ricoperto dalla propaganda costruita intorno alle inchieste per i cosiddetti “crimini delle foibe”. Nonostante la propaganda sulla “questione foibe” parli di “migliaia di infoibati sol perché italiani”, alla fine la Magistratura è arrivata ad individuare un numero ristretto di morti che (senza voler mancare di rispetto a chi è stato ucciso), se inseriti nel giusto contesto storico e politico, finiscono col rappresentare una parte molto limitata delle vittime complessive di quell’enorme massacro che fu la seconda guerra mondiale. Quindi un’analisi di queste risultanze processuali dovrebbe porre fine alla canea che da decenni contamina la storia politica delle nostre terre. Eppure, nonostante si sia più volte dimostrato che gli “infoibati” non furono migliaia, che gli uccisi furono o persone compromesse col regime fascista e collaborazionisti dei nazisti, oppure vittime di vendette personali che non possono essere imputate al movimento partigiano o all’esercito di liberazione jugoslavo, nonostante questo, dicevamo, la propaganda e la mistificazione continuano. Tipico in questo contesto il modo di fare disinformazione piuttosto che informazione da parte di molta stampa: titoloni in grassetto ed articoli a tutta pagina nei momenti in cui venivano indicati i nomi dei possibili indagati, dipinti come “feroci infoibatori”, “boia” e via di seguito; mentre nel momento in cui le risultanze processuali sancivano le archiviazioni o le assoluzioni, gli stessi periodici si limitavano a darne notizia in trafiletti di poche righe. Così è accaduto anche per il cosiddetto “processo per le foibe”, che ha visto un imputato (il fiumano Oskar Piškulić) processato e prosciolto dall’accusa di tre omicidi commessi nel maggio ‘45 a Fiume (e che nulla avevano quindi a che fare con la questione delle “foibe” istriane), mentre la posizione dell’altra imputata per gli stessi reati, Avjanka Margitić, deceduta prima dell’inizio del dibattimento è stata archiviata per “morte del reo”. La stessa archiviazione è stata fatta per Ivan Motika, che era stato indicato quale responsabile degli “infoibamenti” in Istria nel 1943, anch’egli morto prima dell’inizio del processo. Ma, mentre la questione di Fiume è stata alla fine in un certo qual senso chiarita in sede giudiziaria (e ad essa andrebbe dedicato uno studio a parte, data la complessità della vicenda), nessuna chiarificazione è stata fatta per quanto concerne le accuse rivolte ad Ivan Motika, morto con la nomea dell’“infoibatore” a causa della campagna stampa condotta sui giornali, nonostante contro di lui non vi fossero, come intendiamo dimostrare in queste pagine, elementi sufficienti per provarne la colpevolezza. Dato che Motika non ha avuto giustizia in vita, lo scopo di questa pubblicazione è di cercare di rendere giustizia quantomeno alla sua memoria, valutando da una parte le testimonianze presentate contro di lui in istruttoria e producendo d’altra parte quali elementi a suo discarico altre testimonianze e documenti storici.

IN DIFESA DI IVAN MOTIKA
Dossier n.44 de “La Nuova Alabarda”, febbraio 2013

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