SEMINARIO PER DOCENTI ALL’UNIVERSITA’ ORIENTALE DI NAPOLI: STORIA O PROPAGANDA DI STATO?

All’“Orientale” di Napoli un seminario sul confine orientale propedeutico ai Viaggi del Ricordo: storia o propaganda di Stato?

di Rosanna Rizzi


Il 21 gennaio 2026, presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, si è svolto un “Seminario formativo sul Confine orientale”, presentato come attività di terza missione e organizzato dall’Ateneo in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con la Federazione delle Associazioni degli Esuli. Il seminario, è stato rivolto ai docenti delle scuole superiori del Centro‑Sud e dichiaratamente propedeutico ai “Viaggi del Ricordo” previsti dalla legge n. 16/2024, con un parterre di relatori che comprendeva, tra gli altri, esponenti della FederEsuli e storici legati alla narrazione istituzionale del “Giorno del Ricordo”.


Siamo di fronte a un salto di qualità nel dispositivo di penetrazione nelle scuole della lettura unilaterale del confine orientale che “Dieci Febbraio” documenta e critica da anni: non solo il Ministero e la Federazione delle Associazioni degli Esuli dettano cornici, bandi, linee guida per progetti e concorsi, ma ora intervengono direttamente nella formazione degli insegnanti, attraverso un Ateneo pubblico, definendo in partenza l’orizzonte interpretativo con cui docenti e studenti dovranno confrontarsi.


Il rischio è evidente: sotto l’etichetta rassicurante di “seminario formativo” e di “attività di terza missione” universitaria, si propone agli insegnanti un percorso che assume come punto di partenza – e di arrivo – la memoria degli esuli e la retorica vittimaria su foibe ed esodo, marginalizzando o silenziando l’altra metà della storia. La violenza dell’occupazione italiana in Jugoslavia, i crimini di guerra del Regio Esercito e della RSI, le politiche di snazionalizzazione, l’uso politico del tema foibe dal 1944 alla Guerra fredda e fino al neoirredentismo contemporaneo rischiano di diventare, ancora una volta, sfondo indistinto o semplice “contesto”, a beneficio di una narrazione centrata sulle sole sofferenze italiane.


Particolarmente grave è il fatto che questo impianto venga veicolato proprio attraverso i docenti, chiamati a loro volta a “trasferire” nelle classi ciò che avranno appreso nel seminario: la scuola, anziché luogo di ricerca critica e di confronto tra interpretazioni diverse, viene così trasformata in cassa di risonanza di una memoria di parte, costruita “dall’alto”, in continuità con il dispositivo politico‑mediatico del “Giorno del Ricordo” e con i Viaggi del Ricordo finanziati per legge.

Iniziative come quella dell’“Orientale” mostrano come la promessa di una “memoria condivisa” si risolva, nei fatti, nell’esclusione sistematica delle voci che ricordano i crimini dell’imperialismo italiano nei Balcani, l’antifascismo di confine, le responsabilità dello Stato italiano e le manipolazioni storiografiche costruite nel dopoguerra. Chiediamo che il mondo della ricerca critica, dell’associazionismo antifascista e della scuola democratica prenda posizione contro questo uso politico della formazione docenti e rivendichi percorsi realmente plurali, fondati sulla centralità delle fonti, sulla restituzione integrale della storia del confine orientale e sul rifiuto di ogni operazione di revisionismo e di rovesciamento vittimario.

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