“SOLO PERCHE’ ITALIANI? – UN RICORDO TRUCCATO” di SANDI VOLK

IN USCITA A FEBBRAIO 2026

Il libro di Sandi Volk, “Solo perché italiani? Un ricordo truccato” con sottotitolo “I primi venti anni di riconoscimenti agli “infoibati” (1° premio del concorso “Dieci febbraio”, indetto dal Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia-ETS) contiene una ricerca fondamentale per capire la vera “sostanza” della cosiddetta legge del Giorno del Ricordo.

La legge – approvata nel 2004 dal Parlamento quasi all’unanimità (salvo Rifondazione comunista e Comunisti italiani, ancora presenti allora con una certo numero di deputati e senatori) su proposta dall’ex missino poi Alleanza nazionale Roberto Menia – nel suo articolo 3 prevede la concessione di un riconoscimento onorifico ai congiunti delle “vittime delle foibe”, della più ampia area del confine orientale (Istria, Dalmazia ) tra l’8 settembre 1943 e il 10 febbraio 1947. Con l’analisi di Sandi Volk tale articolo (e la legge nel suo complesso) si rivela chiaramente come strumento della progettata, e poi riuscita, completa riabilitazione non solo dei fascisti, ma della RSI, la Repubblica Sociale Italiana, lo stato fantoccio al servizio dei nazisti dopo l’8 settembre del 1943.

Sandi Volk, infatti, analizza le figure degli 823 omaggiati in venti anni di funzionamento della legge. Omaggiati nelle prefetture e al Quirinale, di cui il ministero dell’Interno ha comunicato i nomi, e soltanto i nomi, appena nel 2025, senza i dati del contesto in cui erano morti e dei ruoli che le figure omaggiate avevano al tempo dei fatti, cioè i dati fondamentali per capire le motivazioni dell’onorificenza. E già questa omissione sarebbe un aspetto clamoroso.

Sandi Volk, analizzando una mole notevole di elenchi e informazioni sparsi in tanti e diversi archivi e siti, ha ricostruito i dati mancanti per ognuno degli omaggiati. Ciò che ne emerge è qualcosa che si potrebbe definire scandaloso per le istituzioni della Repubblica nata dalla Resistenza, non solo perché la gran parte di questi nomi appartengono a persone che avevano fatto parte della milizia fascista o di altre formazioni collaborazioniste dei nazisti o delatori (caratteristiche oltretutto esplicitamente escluse dalla stessa legge), ma perché molte di queste figure non avrebbero potuto essere omaggiate non solo in base a criteri antifascisti, ma anche in base ad altri criteri previsti dallo stesso art. 3, per esempio persone cadute in combattimento, o in seguito a processo per crimini di guerra, o in territorio non compreso nell’area del confine orientale… (in questo modo la Repubblica finisce con l’omaggiare anche le guerre del fascismo).

La Commissione istituita per vagliare le domande di onorificenza ha disatteso quindi ampiamente la stessa legge, legge che già di per sé rivelava intenti assolutamente revisionisti, anzi rovescisti delle responsabilità storiche nelle terre del confine orientale. Fra questi 823 nomi, insomma, c’è di tutto e di più, senza nessun criterio… per rimpolpare un numero di domande che nei vent’anni era evidentemente esiguo, ma che anche così risulta del tutto inadeguato a sostenere la tesi della “pulizia etnica” e del “solo perché italiani”.

La ricerca di Sandi Volk rivela e dimostra chiaramente nei numeri, nei nomi e nelle motivazioni delle onorificenze “il trucco” sotteso alla “Legge del Giorno del ricordo”. A questo punto ci si può chiedere: i parlamentari che ventidue anni fa l’hanno approvata erano semplicemente ignoranti della storia del confine orientale o erano complici del progetto di riabilitazione dei fascisti? Forse la risposta comprende entrambe le alternative. Credo che tutto il mondo antifascista possa trovare nel libro di Volk, nell’analisi complessiva e nei dati contenuti e ricostruiti con tenace ricerca e pazienza, gli argomenti definitivi per una strenua battaglia contro questa deriva culturale, storica e politica, come il gruppo di Resistenza Storica con i suoi libri e iniziative sta cercando di fare da ormai trent’anni.

(Alessandra Kersevan, 24 gennaio 2026)


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