ENNESIMA MISTIFICAZIONE STORICA APPROVATA DAL CONSIGLIO COMUNALE DI TRIESTE

“COLPIRE LA MEMORIA, RISCRIVERE LA STORIA” (da “Ruggine” degli Africa Unite).

Il 21 luglio scorso il Consiglio comunale di Trieste, con un unico voto contrario (Federazione della Sinistra) e tre astenuti (due PD e uno SEL) ha approvato la seguente

MOZIONE URGENTE

Oggetto: 26 ottobre 1954-2014

I sottoscritti consiglieri comunali

Preso atto che il 26 ottobre 2014 ricorre il sessantesimo anniversario del ritorno definitivo di Trieste all’Italia; 

Ricordato che il 2014 è l’anno delle celebrazioni dell’inizio della Prima Guerra Mondiale e del lungo Novecento che ha visto Trieste contesa fino al Memorandum di Londra che la riunificò alla Madre Patria;

Evidenziato che in un anno ricco di celebrazioni non si può dimenticare questa data simbolo di tutto il Novecento per l’Italia, per Trieste e per tutto il confine orientale, compiendo atti di “giustizia storica” anche nei confronti di quanti si sacrificarono e morirono per l’italianità della Città; 

IMPEGNANO 

il Sindaco e la Giunta a commemorare degnamente l’anniversario ed i suoi protagonisti attraverso:

• la convocazione di un Consiglio comunale straordinario che commemori l’evento;

• il conferimento della Cittadinanza Onoraria all’VIII Reggimento Bersaglieri di cui facevano parte i reparti italiani che per primi giunsero in Città il 26 ottobre 1954;

• l’intitolazione di una via cittadina o l’apposizione di una targa che commemori la fine dell’occupazione jugoslava il 12 giugno 1945 e la fine della seconda guerra mondiale per Trieste.

Mozione firmata da Franco Bandelli e Alessia Rosolen (Un’altra Trieste, formazione politica che si situa a destra di AN e forse anche di Fratelli d’Italia, tanto per inquadrare l’area politica).

Che dire? innanzitutto che la data del 26 ottobre 1954 (ritorno della sovranità italiana su Trieste, peraltro in barba agli accordi che sancivano l’esistenza del Territorio Libero) non c’entra assolutamente con quella del 12 giugno 1945 (quando gli Jugoslavi lasciarono l’amministrazione della città agli angloamericani), e che attaccare le due cose assieme è solo l’ennesimo modo per fare mistificazione storica.

Ma anche “commemorare” la fine “dell’occupazione jugoslava” è un modo per mistificare e riscrivere la storia. Perché si parla di “occupazione” jugoslava a Trieste e non di “occupazione” angloamericana per le altri parti d’Italia liberate dagli eserciti alleati? (Era un esercito alleato anche la Jugoslavia, nonostante molti continuino pervicacemente ad ignorarlo).

Inoltre, la “fine della seconda guerra mondiale” a Trieste come in Italia e negli altri paesi si è avuta il 10 febbraio 1947, con la firma del Trattato di pace, data che invece è stata oggetto di ulteriore mistificazione essendo stata dichiarata Giorno del ricordo dell’esodo e delle foibe.

Che la destra più retriva, anticomunista e nazionalista, si faccia carico di presentare simili proposte non stupisce. Scandalizza invece il fatto che tali contenuti vengono oggi, a distanza di settant’anni, fatti propri anche dalle forze che non osiamo definire “di sinistra”, ma che pensavamo almeno sinceramente democratiche.

Così ci domandiamo come mai il sindaco Cosolini, PD con un ventennale passato nel PCI, possa avere già fatto proprio un ordine del giorno in cui si impegnava a porre una targa per “celebrare la fine dei quaranta giorni di occupazione”.

Non si può cancellare la realtà storica, e cioè che l’arrivo dell’Esercito jugoslavo a Trieste ha significato la sconfitta del nazifascismo, e che i tanto conclamati “crimini delle foibe” sono nulla più che l’esagerazione esasperata di fatti avvenuti a Trieste come in tutte le altre città alla fine del secondo conflitto mondiale, e che vengono stigmatizzati nel modo che sappiamo solo perché a Trieste i partigiani ed i liberatori erano “slavi” e “comunisti”. Che invece di considerare che alla fine della guerra si ebbero in tutta Europa episodi di giustizia sommaria, qui si parla di “martiri delle foibe” comprendendo anche persone che avevano collaborato con il nazifascismo, che avevano fatto parte di organismi di repressione che rastrellavano, torturavano, assassinavano e mandavano a morire nei lager gli antifascisti e gli ebrei e gli “slavi” considerati “razze inferiori”; e che, atteggiamento schizofrenico tipicamente italiano, il 27 gennaio si commemorano alla Risiera le vittime di alcune persone che vengono commemorate il 10 febbraio.

Ho scritto che non si può cancellare la realtà storica, ma ho sbagliato: avrei dovuto scrivere che non si dovrebbe cancellarla, dato che per potere possono e lo stanno facendo.

Ed intanto il nazifascismo sta riprendendo piede in tutta Europa: ma ad essere criminalizzati, in Italia, sono solo gli antifascisti di sinistra.

Claudia Cernigoi, 25 luglio 2014.

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One Response to ENNESIMA MISTIFICAZIONE STORICA APPROVATA DAL CONSIGLIO COMUNALE DI TRIESTE

  1. diecifebbraio7 says:

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera indirizzata al Sindaco Cosolini dall’Anpi di Trieste:

    ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA VSEDRŽAVNO ZDRUŽENJE PARTIZANOV ITALIJE
    COMITATO PROVINCIALE DI TRIESTE TRŽASKI POKRAJINSKI ODBOR

    34129 Trieste, 10 settembre 2014

    Al Sindaco Roberto Cosolini

    Agli Assessori Fabiana Martini
    Umberto Laureni
    Antonella Grim
    Laura Famulari
    Elena Marchigiani
    Andrea Dapretto
    Matteo Montesano
    Edi Kraus
    Franco Miracco
    Roberto Treu

    Al Presidente del Consiglio comunale Iztok Furlanič

    Oggetto: Mozione “26 ottobre 1954-2014” approvata dal Consiglio comunale in data 21.7.2014

    Egregio signor Sindaco,
    Egregi Assessori,
    Egregio Presidente del Consiglio comunale,

    constatata l’approvazione da parte del Consiglio comunale di una mozione, avente come oggetto “26 ottobre 1954-2014”, riteniamo doveroso rilevare un uso disinvolto di avvenimenti storici, non rispondente nemmeno agli esiti dei lavori della “Commissione storico culturale italo-slovena” del 2000.

    In particolare non riusciamo a comprendere l’inserimento, nelle celebrazioni per il 1954, di una data, peraltro antecedente, come quella del 12 giugno 1945, indicata impropriamente come la fine del conflitto: è risaputo che la guerra, con la resa completa delle truppe naziste e dei collaboratori fascisti, ebbe termine nella provincia di Trieste tra il 29 aprile e il 3 maggio 1945, con insurrezioni partigiane locali e l’arrivo di truppe jugoslave e inglesi, due eserciti tra loro alleati.

    La data del 12 giugno riguarda invece un accordo militare e provvisorio, voluto dagli Stati Uniti e accettato dall’Unione Sovietica, che non ebbe protagonisti né l’Italia né la Jugoslavia, mentre la fine della guerra venne sancita il 10 febbraio 1947 con la sottoscrizione del Trattato di Pace di Parigi.

    Una situazione, quella definita dagli accordi militari e provvisori, allora comune a molti territori europei e oggi superata con l’adesione all’Unione Europea degli Stati che si scontrarono nell’ultima guerra mondiale, segno di una diffusa volontà di convivere in pace, ricordando il passato, ma senza restare schiacciati da contrapposizioni superate nei fatti.

    Ci sembra pertanto che una celebrazione ufficiale del 12 giugno, che, come evidenziato, risulta del tutto fuori da un logico contesto storico, vada contro tutte le iniziative – meritorie – che hanno portato ad incontrarsi a Trieste e in Regione, i presidenti delle Repubbliche d’Italia, Slovenia e Croazia, e quasi cancelli il valore dell’eccezionale concerto, e il suo alto messaggio di pace, tenuto dal maestro Riccardo Muti al sacrario di Redipuglia in occasione del centenario dello scoppio della prima guerra mondiale.

    Egregio Sindaco,
    Egregi Assessori
    Egregio Presidente del Consiglio comunale,

    tutto ciò premesso,

    chiediamo
    che l’amministrazione comunale, nell’interesse di tutti i cittadini, si impegni a proseguire, come è stato fatto a Redipuglia recentemente e precedentemente a Trieste, con l’incontro dei tre Presidenti, un percorso improntato da una “visione europea”, comune all’Italia e a tutti gli Stati confinanti, e da una “visione di pace” nei confronti di tutti i popoli, superando il retaggio delle guerre e delle tragedie del Novecento, che tanto hanno pesato su questa città;

    chiediamo infine
    che venga apposta una targa nella località di Opicina a ricordo della sanguinosa battaglia svoltasi dal 29 aprile al 3 maggio 1945 e dei suoi numerosi caduti e della fine della guerra contro il nazifascismo.

    Cordialmente
    La Presidente
    Stanka Giovanna Hrovatin

    La presente lettera è stata approvata e firmata congiuntamente da:

    Anpi regionale del Friuli Venezia Giulia;
    Comitato provinciale Anpi di Gorizia:
    Comitato provinciale Anpi di Pordenone;
    Comitato provinciale Anpi di Udine;
    Associazione Nazionale ex Deportati (Aned), sezione di Trieste;
    Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti (Anppia), sezione di Trieste;
    Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione – Udine;
    Istituto provinciale per la storia del movimento di Liberazione e dell’età contemporanea – Pordenone;
    Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e Sociale – Gradisca d’Isonzo;
    Istituto Livio Saranz – Trieste.

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