IL GIORNO DEL RICORDO: IL GRIMALDELLO POLITICO PER IL ROVESCIAMENTO DELLA STORIA

di Alessandra Kersevan

In questo febbraio 2022 potrei commentare i discorsi istituzionali fatti al Senato in diretta, o l’incredibile messaggio alle scuole inviato dagli uffici del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Ma ripeterei cose già dette da altri e ampiamente riprese, giorni fa, in maniera più o meno coerente da mass-media e web. Invece, per dar l’idea della gravità della situazione in cui stiamo vivendo e del ruolo che il Giorno del Ricordo ha avuto e ha nella deformazione della memoria degli italiani e nel conseguente imbarbarimento della vita sociale e politica della nazione, racconterò alcuni fatti che mi riguardano e che sono strettamente legati all’oggi. Scusatemi se sarò un po’ lunga, ma è nei particolari che si rintana il vero.

PREMESSA

Il 10 febbraio scorso lo storico Eric Gobetti è chiamato a parlare in una scuola di Verona. Gobetti è esperto della storia dell’occupazione italiana della Jugoslavia, con diversi libri e anche documentari, scritti e prodotti nel corso di un decennio. Recentemente ha scritto anche un libro sulle vicende del confine orientale pubblicato da una delle più importanti case editrici italiane. Si può essere d’accordo o non d’accordo con quanto lui scrive e sostiene, però ha tutti i titoli per poter parlare in una scuola, rispettando oltretutto la legge 92/2004 che al primo articolo afferma doversi ricordare, il 10 febbraio, anche “la più complessa vicenda” del confine orientale [non – si intende – soltanto le foibe e l’esodo, fatti che è necessario inserire nel più ampio contesto storico]. Appena la notizia della conferenza viene diffusa, si scatena a Verona la solita canea fascista (termine da intendersi in modo più ampio rispetto ai gruppi quali Casa Pound e fascioskinheads e simili, che in questi casi, come si vedrà, fanno solo da violenti apripista a enti accademici e istituzioni dello stato). Canea che viene immediatamente raccolta dai media e si crea nei confronti della scuola veronese una pressione politica tale da costringere gli organizzatori a cambiare, due giorni prima dell’evento, il programma, imponendo a Gobetti di essere affiancato in un “contraddittorio” da un assessore e da un giornalista chiaramente privi di competenze storiche sulla “più complessa vicenda”. Come se una conferenza in una scuola fosse un talk show. Eric Gobetti, giustamente, non può far altro che rifiutarsi di partecipare a una simile impostazione e imposizione, e lo fa spiegando con un messaggio le sue motivazioni alla scuola e agli studenti. A questo punto i fascisti veronesi gridano vittoria, e lo fanno con il post che potete vedere nella schermata, che coinvolge anche la mia persona. Vi prego di leggerlo attentamente, valutando anche il linguaggio.Nel testo si dice: «Sono dieci anni che a Verona non riuscite a propagandare il vostro delirio antistorico in conferenze pubbliche (do you remember Kersevan)…».Ebbene cosa vorrebbero questi fascisti di Casa Pound che fosse ricordato?

IL FATTO

Era il 12 febbraio 2013. Ero stata invitata da un collettivo studentesco all’Università di Verona. Il prof. Gian Paolo Romagnani, professore di storia moderna aveva concesso un’aula per la conferenza. Nei giorni precedenti inizia una campagna politica e di stampa contro di me, sorretta dall’allora sindaco di Verona, il leghista Tosi. Il Rettore intima al prof. Romagnani di revocare la concessione dell’aula. Il professore risponde che non ha intenzione, se ritiene che lo faccia il rettore. L’11 verso sera, arriva agli studenti l’avviso che la concessione dell’aula è revocata dal rettore Mazzuccato. Gli studenti mi chiedono se sono disponibile a tenere la conferenza in un corridoio. Rispondo di sì, ritenendo quello del rettore un provvedimento ingiusto. Il 12 fuori dall’Università c’è un gruppo di Casa Pound con striscioni e grida contro di me. C’è anche la polizia. All’interno le aule sono chiuse a chiave, tranne una dove c’è una lezione. Alla fine di questa lezione gli studenti venuti per la mia conferenza entrano. L’aula è praticamente riempita. Inizio la conferenza proiettando come al solito foto e documenti. Dopo pochi minuti un impiegato dell’università toglie l’elettricità all’aula, si rimane al buio. Gli studenti trovano una prolunga e si allacciano ad una presa nel corridoio, per poter continuare almeno a proiettare le immagini. Un attimo dopo i fascisti di Casa Pound entrano nell’edificio e iniziano l’attacco contro l’aula, gettando fumogeni e lacrimogeni. La tempestività degli studenti riesce a bloccare le porte. Restiamo assediati per parecchio, completamente circondati perché gli aggressori si portano anche nel cortile interno, su cui danno i finestroni dell’aula. L’impiegato toglie l’elettricità a tutta l’università. Buio totale.Nella loro pagina facebook i “mastini” di Casa Pound si vantano dell’azione, inserendo anche il filmato in presa diretta: come potete sentire, la voce all’inizio è la mia, durante la conferenza, il resto non ha bisogno di spiegazioni.Dopo un tempo che pare lunghissimo, interviene la polizia. I fascisti cedono il campo. Questa la ricostruzione a grandi linee, che potete trovare più dettagliatamente qui, in tre ricostruzioni di diversa provenienza:

https://www.bresciatoday.it/…/universita-verona…

http://www.diecifebbraio.info/…/verona-1222013-foibe…/

https://lupoallupo.wordpress.com/…/vergona…/

Il Rettore dichiara ai giornali di aver vietato la conferenza per evitare disordini. Praticamente ha ceduto ai ricatti e alle minacce di Casa Pound. Alla sera mi recai in questura a Verona per denunciare il fatto e presentare un esposto. Non ci furono indagini, né la magistratura si è mai mossa, pur trattandosi di violenze in cui, immagino, avrebbero dovuto procedere d’ufficio. In un clima da inquisizione, qualche giorno dopo il rettore avviò un procedimento disciplinare a carico del prof. Gian Paolo Romagnani.

Questa la storia di 9 anni fa, in cui c’è stata l’alleanza tra istituzioni (sindaco, rettore), giornali e i fascisti di Casa Pound, che oggi possono scrivere, minacciando Eric Gobetti: «Do you remember Kersevan?». Un anno prima, a Porta a Porta, Bruno Vespa, pur in torto conclamato riguardo alla foto dei “fucilati di Dane”, mi aveva dato della mentitrice. Denunciato per diffamazione, la magistratura ha archiviato. La Rai complice, insieme con Gasparri e altri personaggi presenti alla trasmissione, tra cui alcuni apprezzati storici, che tacquero.Negli anni successivi episodi di discriminazione e repressione del pensiero si sono succeduti contro di me e contro gli altri storici di Resistenza Storica.

E anche contro lo storico Eric Gobetti. Per il rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, vengono chieste addirittura le dimissioni, con interrogazione parlamentare. In Friuli Venezia Giulia e nel Veneto i consigli regionali decretano con delle mozioni che una e una sola è la “verità di stato”, discriminando nelle iniziative pubbliche autori e case editrici non allineate.Ieri, a Vicenza, il sindaco dopo aver concesso una sala al Partito della Rifondazione comunista per una mia conferenza, sotto pressione della solita canea giornalistico-fascista, revoca la sala, con la motivazione che le mie posizioni non corrispondono a quelle del Comune, cioè alle sue.Insomma, fascisti e organizzazioni degli esuli come l’ANVGD (i cui primi presidenti sono stati importanti membri della RSI, come Libero Sauro, comandante in Istria della Milizia Difesa Territoriale al diretto servizio dei nazisti) dettano legge, e anche al giorno d’oggi plaudono alle iniziative squadristiche contro di me e di tanti altri storici (uno dei loro più importanti dirigenti, Sardos Albertini, partecipa alle loro iniziative, come si può leggere qui: https://www.triesteprima.it/…/restituzione-narodni-dom…

e anche qui: https://infospazio161.noblogs.org/…/giornodelricordo_2020/, dove c’è anche un’interessante ricostruzione del Giorno del Ricordo all’università di Verona negli anni successivi). Lo fanno in violazione non solo dei diritti costituzionali, ma anche del metodo storiografico, impedendo che si parli della «più complessa vicenda del confine orientale».

Ed è proprio questo il significato di tutta questa vicenda: loro hanno bisogno della censura, delle intimidazioni, delle minacce, degli attacchi squadristici e della propaganda massmediatica per mettere a tacere la verità.Sanno che in situazione di confronto storico e politico tranquillo non avrebbero alcuna chance, e cadrebbero sotto il castello di menzogne che in questo dopoguerra hanno costruito. Hanno, insomma, paura della verità.

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